Grassi: “Professionalità di chi opera poco considerata, contrario a chiusura campionato d’ufficio”

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La panchina manca da qualche tempo, la voglia di tornarci assolutamente no. Lo stop dopo Canosa, motivi di salute, è per fortuna un ricordo lontano. Tanti gli argomenti per parlare durante l’emergenza da Covid-19 con il tecnico Miki Grassi.

Inevitabile partire dalla giornata tipo di questi tempi, “Io fortunatamente sto lavorando. Poche ore la mattina che mi permettono di respirare e di star fuori, insomma poche ore di distrazione o di rischio. La situazione è di quelle mai vissute, nuova e direi difficile per tutti. A casa guardo un pò di cose legate al futsal: filmati, interviste, e poi film, libri, gioco con mio figlio alla xbox, insomma riempire tante ore non è facile”.

Con Grassi andiamo subito ad analizzare l’andamento delle pugliesi sino al momento della sosta, “Le cose a livello generale stavano andando discretamente. Se diamo un occhiata all’A2, Cassano e Manfredonia lottavano per l’accesso ai playoff, seppur arrivando attraverso un percorso diverso, ma erano lì a 3 punti con diverse partite ancora da giocare. In B è lampante l’exploit e la stagione del Capurso, ci sono tanti amici lì tra i tecnici, collaboratori, giocatori e sono sinceramente contento per loro, sembra la stagione perfetta, una stagione priva di squadre ammazza campionato, come magari erano state Real San Giuseppe e Futsal Fuorigrotta l’anno scorso, ma il Capurso con pochi ritocchi mirati, aggiunti all’ossatura già esistente, hanno fatto un capolavoro”.

Nei vari periodi della stagione il telefono di Grassi ha squillato più volte, “Sinceramente mai come quest’anno ho avuto diverse chiamate, ho trattato con 5 società”, confessa, “dal club di A femminile fino all’ultima chiacchierata a dicembre con una maschile di B. Il perchè stia a casa è difficile da spiegarlo qui”, ammette Grassi, “troppo complesso, forse la mia richiesta economica era troppo alta?”, sorride, “O forse chi valuta la richiesta si concentra su quanto chiesto e non su quel che si sarebbe dovuto andare a fare. A volte si sceglie la via più semplice, magari poi si spendono soldi sui giocatori perchè non arrivano i risultati. Evidentemente si è abituati a persone che svolgono questa attività come secondo o terzo impiego che si possano accontentare, o magari lo svolgono diversamente e non è detto che sia sbagliato. Non voglio sembrare antipatico con quel che dico, parlo della mia esperienza. Passo 24 ore al giorno su questo lavoro”, dichiara Grassi, “è un percorso complesso che passa attraverso lo studio per migliorare la propria squadra, lo studio degli avversari, video da vedere, da tagliare, da mostrare, dati da segnare, allenamenti da preparare, giocatori da migliorare, ma anche un occhio attento al settore giovanile per far si che le stesse società in futuro abbiano giovani italiani formati che magari costino meno di altri giocatori. La voglia di far crescere anche gli allenatori delle giovanili, attraverso riunioni tecniche interne, periodiche. Ma tutto ciò evidentemente ha poco valore, a volte mi sembra di predicare nel deserto. A molti, non a tutti, non interessa tutto ciò. Basti vedere quanti settori giovanili sono allenati da ragazzi alle prime armi. Però tutti parliamo di crescita, magari in squadra fortunatamente abbiamo due elementi bravi che ci fanno vincere le partite, facciamo i fenomeni con titoloni, ma poi gli stessi ragazzi arrivano in prima squadra e non sanno che lingua stai parlando. La professionalità di chi opera dovrebbe essere considerata prima di ogni altra cosa, aldilà del tipo di progetto che si tende a sviluppare”.

Sulle prospettive generali e personali Grassi è laconico, “Dopo questo ‘tornado’ che ci ha investito se il movimento ripartisse bene, il futuro potrebbe essere positivo. A livello personale ho sempre cercato di far bene dovunque sono andato, a volte ci sono riuscito altre meno, a me aldilà del progetto interessano le società, il modo di operare delle stesse, infatti tra le varie proposte ricevute a due società tenevo tanto, le vedevo organizzate come piace a me, esisteva una base solida dove poter far bene”.

Inevitabile chiedere al tecnico foggiano un parere su come dovrebbe terminare questa stagione, “Ho sentito le parole del presidente Sibilia, incoraggianti. Credo che qualsiasi soluzione scontenti tutti. Il mio parere è quello di mettere tutte le società attorno ad un tavolo e trovare una soluzione che faccia meno danni possibile, anche per il futuro. Sono però contrario alla risoluzione dei campionati d’ufficio, ma anche a soluzioni circoscritte magari alle due di testa al momento del blocco. Per esempio prima abbiamo parlato di Cassano e Manfredonia, insomma escluderle dalla lotta sarebbe un danno per le società stesse, il Manfredonia a dicembre ha reinvestito, è uscito dalle zone basse ed è a soli tre punti dai playoff con tante partite da disputare, Cassano idem puntava in alto, ha mantenuto l’assetto, si è ripreso nonostante i guai fisici, credo sia ingiusto farle fuori a tavolino dalla lotta, così si perdono soldi e voglia per chi ne ha avuta”.